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La Libreria Luxemburg aderisce a 18app e alla Carta del docente

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Davide Schiffer alla Luxemburg – venerdì 10 febbraio alle 18

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Venerdì 10 febbraio

dalle 18

Il genio indagatore Davide Schiffer, partendo dagli studi più aggiornati, prova a rispondere a quesiti in apparenza semplici: Cos’è la memoria? Come spiegarla e studiarla? Tra neurofisiologia e fenomenologia, sempre accompagnato dalla curiosità, l’autore ragiona, illustra, dà il via a un flusso di coscienza che coinvolge natura, esperienze personali, ricordi e leggende e che conduce il lettore a riflessioni profonde e innovative, a verità sconcertanti ma non assolute. Ciò che conosciamo e sperimentiamo, le teorie e le spiegazioni, infatti, sono validi esclusivamente qui e ora. Se tutto scorre e non scenderemo mai due volte nello stesso fiume, forse solo il presente, pur nella sua essenza effimera, è davvero eterno ed esercita sul passato (e sul futuro) un’influenza che non avremmo mai immaginato.

Davide Schiffer è laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Clinica delle Malattie Nervose e Mentali. È stato Direttore della Clinica Neurologica II e del Dipartimento di Neuroscienze, nonché della Scuola di Specializzazione in Neurologia, presso l’Università di Torino. Ha trascorso soggiorni di studio in Germania, Belgio, Svezia e USA. La sua attività scientifica si è svolta prevalentemente in campo neurologico e neuropatologico, con particolare riferimento alle malattie neurodegenerative e ai tumori cerebrali. Attualmente è Professore Emerito di Neurologia dell’Università di Torino e dirige il Centro Ricerche di Neuro-Bio-Oncologia della Fondazione Policlinico di Monza a Vercelli. Ha pubblicato oltre 500 lavori scientifici su riviste internazionali e una decina fra libri e trattati. È membro di svariate società nazionali di Neuropatologia ed è nell’editorial board di numerose riviste internazionali. Per Golem Edizioni ha pubblicato Il crepuscolo degli idoli e Memoria e oblio.

Mario Fortunato alla Luxemburg – giovedì 22 settembre alle 18,00

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Giovedì 22 settembre alle ore 18,00

presso la Libreria Luxemburg
di via Accademia delle Scienze 1

MARIO FORTUNATO
presenterà il suo ultimo romanzo

NOI TRE (Bompiani)

Dialogheranno con l’autore:
ANGELO PEZZANA (Presidente Fondazione Fuori!)
Enzo Cucco (Direttore Fondazione Fuori!)
GIANLUCA POLASTRI (scrittore)

Noi tre è la storia di Pier Vittorio Tondelli, di Filippo Betto e dell’autore di questo romanzo – tre ragazzi che volevano essere scrittori. Venivano dalla provincia, avevano pochi mezzi e “consideravano la letteratura il loro mondo segreto, oltre che la principale ragion d’essere”. E poiché avevano quasi tutto in comune, “si amarono come ci si ama da ragazzi, senza remore morali né pietà”.

L’Italia è quella degli anni ottanta del secolo scorso. Un Paese opulento, di colpo incline a scrollarsi di dosso le molte ipocrisie della tradizione cattolica e di quella comunista. L’Italia che dissipò se stessa nell’ubriacatura del consumismo, ma anche una nazione che finalmente si affacciava alla modernità.

Doina Ruşti alla Luxemburg – sabato 17 settembre alle 18,30

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Scrittori romeni a Torino. Incontro con Doina Ruşti
Sabato, 17 settembre 2016, alle 18.30, presso la Libreria Luxemburg di Torino (via Cesare Battisti, n. 7) la scrittrice Doina Ruşti incontra il professore Roberto Merlo e la giornalista e critico letterario Noemi Cuffia. È il primo evento di una serie di incontri dal titolo “Scrittori romeni a Torino”, realizzati dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia in partenariato con la Libreria Luxemburg di Torino. L’evento, che ha lo scopo di promuovere la letteratura romena, è organizzato in collaborazione con la Città di Torino, il Consolato Generale di Romania a Torino, Radio Torino International e il giornale “Vocea”.

Doina Ruşti è una delle più importanti scrittrici romene della generazione post 1989. È, inoltre, professoressa presso Università di Bucarest, consulente scientifico dell’Università Nazionale di Arte Teatrale e Cinematografica, sceneggiatore ed editore. Ha scritto i romanzi Omuleţul roşu – L’omino rosso (2004), Zogru (2006), Fantoma din moară – Il fantasma del mulino (2008), Lizoanca la 11 ani – Lisoanca a 11 anni (2009) e Manuscrisul fanariot – Il manoscritto fanariota pubblicato nel 2015. I suoi libri sono molto apprezzati dai lettori e si trovano sulle prime posizioni nelle classifiche realizzate a fine anno dai critici romeni. I romanzi Zogru, Lisoanca a 11 anni, L’omino rosso sono stati tradotti in italiano da Ingrid Beatrice Coman e Roberto Merlo.

Noemi Cuffia è giornalista e critico letterario. È laureata in letteratura anglo-americana e ha frequentato un master in progettazione editoriale allo IED. Lavora nel mondo dell’editoria e per diverse agenzie di pubblicità e collabora con l’ufficio stampa dei progetti speciali del Salone del Libro di Torino. Nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo: Il metodo della bomba atomica (LiberAria ed.). È l’ideatrice del blog letterario “tazzina di caffè”.

Roberto Merlo è professore associato di lingua e letteratura romena presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università di Torino. Si è formato come romenista alle Università di Torino, Cluj–Napoca e Bucarest. Ha tradotto letteratura moderna e contemporanea soprattutto narrativa: Bogdan Suceavă, Gabriela Adameşteanu, Doina Ruşti, L’omino rosso (2012), Zogru (2010) e teatro, con rare incursioni nel mondo della poesia, occasionate dai versi di Matei Vişniec e Marta Petreu.

In italiano sono stati pubblicati finora i seguenti volumi di Doina Ruşti:
L’omino rosso, traduzione di Roberto Merlo, Firenze, Nikita Ed.
Lisoanca a 11 anni, traduzione di Beatrice Ingrid Coman, Milano, Rediviva Ed.
I miei ginecologi, traduzione di Anita N. Bernacchia, pp.167-172, in Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo, a cura di Radu Pavel Gheo e Dan Lungu, Roma, Sandro Teti Ed.
Zogru, traduzione di Roberto Merlo, Acireale–Roma, Bonanno Ed.

Organizzatori: Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia e Libreria Luxemburg di Torino
Partner: Città di Torino, Consolato Generale di Romania a Torino, Radio Torino Internaţional, Il giornale “Vocea”
Contatti: ISTITUTO ROMENO DI CULTURA E RICERCA UMANISTICA DI VENEZIA
Cannaregio 2214, 30121 Venezia (VE); Tel.: +39.041.5242309; istiorga@tin.it.

Roberta Anau e Massimo Tallone alla Libreria Luxemburg – sabato 5 marzo alle 11.30

Presentazione Anau-Tallone_5 Marzo

Siamo felici di invitarvi a una doppia presentazione:

Un’ebrea terra terra di Roberta Anau & Le vite anteriori di Massimo Tallone

SABATO 5 MARZO 2016 ore 11.30
LIBRERIA LUXEMBURG (via Cesare Battisti, 7 – Torino)

Sono gelosa di tutto quello che ho creato qui dentro. Posso mordere se qualcuno attenta ai miei fiori, alle mie piante, alla mia frutta. Permetto agli altri di entrare, a patto che sappiano afferrare il genius loci. Per tutti questi anni ho continuato a considerare la Miniera, le case, le camere, le sale da pranzo del ristorante, e tutto il verde dei giardini e dei boschi come una mia estensione, non certo un servizio pubblico. Ho un rifiuto totale verso l’essere considerata al servizio di qualcuno, quindi mi difendo mettendo le mani avanti.

Nascendo, in molti casi, ci portiamo addosso il peso di eventi accaduti nelle vite precedenti, eventi dei quali non abbiamo nozione, ma che ci zavorrano, a nostra insaputa, e ci stringono in un angolo. Se lei, in una vita anteriore, ha ucciso una persona o è stato dilaniato dai cani, rinascerà, dopo quell’esperienza terrena, con il peso di una colpa orribile oppure odierà i cani senza sapere perché. Ma se riuscirà a gettare uno sguardo in quella vita passata che le è oscura e ignota potrà forse restituire alla persona che fu, in quell’altra vita, il macigno dell’espiazione che è giunto fino a lei, o riconsegnare al proprietario il terrore che oggi le fa cedere le ginocchia e sudare freddo a ogni abbaiare di botolo.

“Una poco classica Santippe” e un ironico giallista in un faccia a… libro all’ora del brunch: una mattinata in compagnia degli autori per scoprire tutto, ma proprio tutto, sui loro nuovi romanzi… Dalla A alla Z!

Giorgio Scianca e Steve Della Casa alla Luxemburg – sabato 21 novembre alle 12

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Quando cinema e architettura si incontrano nasce un libro che mostra il legame indissolubile tra gli edifici, i personaggi che li popolano e i professionisti che li progettano. Una raccolta di 1523 film, divisa in decenni, dal muto ad oggi. 12 capitoli, con tantissime storie, film famosi ma anche nuove scoperte che gli interlocutori internazionali hanno suggerito agli autori. Il primo secolo di vita dell’architetto moderno nella storia della cinematografia raccontato da Giorgio Scianca con l’ironia disincantata del cinefilo e la precisione enciclopedica dell’architetto.

IL PRIMO LIBRO CHE RACCOGLIE TUTTI I FILM CON UN ARCHITETTO PROTAGONISTA.DAL 1901 AI NOSTRI GIORNI. DA TUTTI I PAESI DEL MONDO. FILM DA CONOSCERE, VEDERE, POSSEDERE.
«Mettere insieme le due passioni, cinema e architettura, è stato stimolante. Ho sempre pensato che le storie degli edifici e quelle dei personaggi che vivevano al loro interno fossero una cosa sola. Che le città non fossero altro che magnifici scenari dove vivere le proprie vite. Come può succedere a ogni architetto mi sono sentito attore (comparsa, protagonista, antagonista), scenografo, sceneggiatore e qualche volta regista». Giorgio Scianca

Diego De Silva alla Luxemburg – sabato 14 novembre alle 16.00

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Sabato 14 novembre alle 16. la Libreria Luxemburg ospiterà il romanziere Diego De Silva per un firmacopie.

Terapia di coppia per amanti è la sua ultima fatica pubblicata da Einaudi.

«C’è un momento, diciamo intorno al primo anniversario di una relazione clandestina, in cui pieghi la testa di lato, stringi gli occhi come cercassi qualcosa di minuscolo che si muove nell’aria, e vedi in filigrana il casino in cui ti trovi. Questo è amore, ti dici senza mezzi termini, altro che chiacchiere».

Terapia di coppia per amanti è un romanzo a due voci, maschile e femminile, che si alternano a raccontare la loro storia mentre la vivono, perché «ci sono fasi dell’amore in cui la realtà diventa un punto di vista, generalmente quello di chi lo impone». Due adulti sposati (non tra loro) che si ritrovano uniti da una passione incontrollabile e da un amore coriaceo, particolarmente resistente alle intemperie. Viviana è sexy, vitale e intrigante, e ha un notevole talento per i discorsi intorcinati. È combattuta fra restare amante e alleviare così le infelicità matrimoniali o sfasciarsi la vita per investire in un’altra. Modesto è meno chic, decisamente più sboccato e sbrigativo nella formulazione dei concetti, ma abilissimo nell’autoassoluzione. Spara battute a sproposito per svicolare, e fa pure ridere. Moderatamente vigliacco, aspirerebbe alla prosecuzione a tempo indeterminato della doppia vita piuttosto che a un secondo matrimonio, visto che già il suo non è che gli piaccia granché. È nella crucialità del dilemma che Viviana trascina Modesto dall’analista, cercando una possibilità di salvezza per il loro rapporto ormai esasperato da conflitti e lacerazioni continue. Il dottore è spiazzato nel trovarsi di fronte una coppia non ufficiale, libera da vincoli matrimoniali e familiari, che non ha nulla da perdere al di là del proprio amore. Accetterà l’incarico per questa ragione, trovandosi nel mezzo di una schermaglia drammatica e ridicola insieme, e rischiando di perdere la lucidità professionale. Tenero e cinico, divagante, vero, capace di usare la leggerezza come arma contundente, Terapia di coppia per amanti è un’immersione nelle complicazioni dei sentimenti, nei conflitti che apriamo continuamente per la paura (che tutti conosciamo per averla provata almeno una volta) di affidarci all’amore e dargli mandato a cambiarci la vita.

Ludovica Candiani al Circolo dei lettori – Lunedì 12 ottobre alle 18.30

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LUNEDì 12 OTTOBRE ORE 18.30

la LIBRERIA LUXEMBURG

È LIETA DI INVITARLA ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO

NONOSTANTE

di Ludovica Candiani

INTERVENGONO: LUDOVICA CANDIANI – MASO NOTARIANNI – PAOLA PALLAVICINI

CIRCOLO DEI LETTORI – SALA DEL GIOCO – VIA BOGINO, 9 – TORINO

La locandina dell’evento

Tommaso Pincio alla Luxemburg – mercoledì 16 settembre alle 18

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TOMMASO PINCIO Panorama

Ottavio Tondi non ha mai incontrato Ligeia Tissot. Si sono scritti messaggi per quattro anni sul social network Panorama, l’ha vista in foto e ha passato un’infinità di ore a guardare il suo letto disfatto. Prima di quei messaggi, Ottavio Tondi non aveva mai scritto nulla, non una parola né un appunto. Il suo lavoro e la sua vita erano dedicati alla lettura. Ma non era un lettore qualunque. Era il lettore, colui che aveva determinato la pubblicazione del più grande best seller di tutti i tempi, e che da allora decideva delle fortune dei romanzi in libreria. Ma tutto questo succedeva prima, prima dell’incidente di ponte Sisto, prima che il mondo smettesse di leggere i libri, prima che Ligeia Tissot entrasse nella vita di Ottavio Tondi.

Questo libro è per chi, almeno una volta nella vita, si è innamorato di una donna senza averla mai incontrata, per chi parla con i personaggi dei libri e prima di uscire di casa se ne infila uno in tasca e inizia a camminare senza meta.

L’AUTORE:

Orari estivi alla Luxemburg

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La Libreria Luxemburg non chiuderà per la pausa estiva, ma cambierà orario.

Ad agosto saremo chiusi la domenica.

A partire dal 10 di agosto, saremo chiusi in pausa pranzo ed effettueremo questo orario:

Lunedì – sabato: 09.00 – 13.00/15.30 – 19.30.

Sabato 15 e domenica 16 agosto saremo chiusi.

Buona estate a tutti e buone letture

Laura Fusco alla Luxemburg – giovedì 7 maggio alle 18

laura_fusco“È ispirata al mondo dell’arte la raccolta La pesatrice di perledi Laura Fusco, una nuova rapsodia come piace alla poetessa, definita “una delle voci più originali e visionarie della poesia orale in Italia”, tradotta negli USA, rappresentata in Europa. Atmosfere neogotiche, spiriti e personaggi femminili dei quadri di Vermeer, Bosch, Millais, Corot e di tanti artisti. L’amore è l’unica realtà e resiste alla morte, il resto….. è sogno.”

dal Corriere dell’Arte

La Libreria Luxemburg tra le dieci migliori librerie del mondo secondo il quotidiano argentino Clarín

luxPer Clarín siamo tra le dieci migliori librerie del mondo. Lusingati e spaventati da questa classifica delle bellezze che ottundono i sensi con scaffali e quintali di carta rilegata, postiamo il link all’articolo.

“Fundada 1872, la Libreria Internazionale Luxemburgo es la mejor y más completa de la ciudad. Desde ficción a libros especializados en casi todas las materias, siempre hay libros para detenerse y mirar, en inglés, francés, alemán, español y otros idiomas. Cuando abrió era conocida como la librería Casanova. Además, se hacen presentaciones de libros de grandes escritores, como el francés Emmanuel Càrrere, que dará una charla en marzo. Con una preciosa fachada de piedra amarilla, también venden diarios y revistas de todo el mundo. Adentro, grandes mesas con las novedades, enmarcadas por las fotos de los escritores más famosos”.

L’articolo integrale uscito il 13/03/2015 su Clarín: http://www.clarin.com/todoviajes/Librerias-imperdibles-Europa-America-Africa_0_1319270390.html

Le variazioni Reinach alla Libreria Luxemburg – sabato 21 febbraio

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Sabato 21 febbraio, alle 18, avremo il piacere di presentare “Le variazioni Reinach” (Superbeat) di Filippo Tuena, che torna nelle librerie dopo dieci anni dalla prima pubblicazione. Un libro straordinario sulla storia di una famiglia risucchiata dall’abisso del Novecento: la storia dei Reinach.

“Ci ha impiegato quasi tre anni a scrivere questo libro da quel 30 marzo del 2002 al giorno che ha messo la parola fine al manoscritto e mettendo la parola fine in realtà non mette fine a niente perché sa che soltanto mettendo la parola fine a un libro quel libro comincia a dire quello che doveva dire e forse qualcuno dei suoi lettori sarà disturbato da questa volontaria incompiutezza e interromperà la lettura del libro a metà perché gli apparirà noioso e complesso irrisolto fallito ma magari qualcuno si appassionerà e superando le difficoltà della scrittura e i salti del tempo e i vuoti e gli errori e i malintesi di uno scrittore incompleto arriverà meravigliandosi a convincersi che c’era una storia che andava raccontate e letta e qualcuno l’ha raccontata e forse i fantasmi adesso saranno quieti e troveranno la pace e questo Kaddish laico e frammentario è un tentativo che doveva esser portato a termine e la parola scritta e la storia raccontata come lui sapeva scriverla e raccontarla per esser letta e ricordata come saprà esser letta e ricordata.”

(Le variazioni Reinach, pagine 340-341)

“Non c’è commozione né deriva fantastica, in questo percorso accurato e realistico di Treinachuena, che ha offerto un’immagine abbastanza rara dell’Olocausto percorrendo un’epoca attraverso alcuni personaggi privilegiati, quasi estranei alla vita comune. E forse per questo il contrasto tra ricchezza e orrore risulta più netto, perché solo nell’orrore l’uomo ritrova le sue radici: «Bisogna provare tutto: essere i primi e gli ultimi», dice Léon Reinach da Drancy. In questo viaggio lento e meticoloso verso la fine, senza concessioni narrative defatiganti, Tuena ha costruito dolorosamente un libro essenziale e nobile, che merita rispetto perché aggiunge – in qualche modo – un nuovo tassello al mosaico mai terminato delle testimonianze sull’Olocausto. La sue «variazioni» agganciano la ricerca intellettuale dell’epoca di Proust e la portano lentamente nell’estrema disperazione, dove il tempo è veramente perduto”.

Sergio Pent, TTL-LaStampa

TRE DOMANDE PER MATTEO PERICOLI – una breve intervista di Marco Lupo

Tre domande per Matteo Pericoli

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1.
Per riuscire a focalizzarsi su quanto la forma e l’architettura siano presenti in un romanzo, basterebbe leggere uno stralcio a caso da un romanzo di Robert Stevenson, di Oscar Wilde, di Dickens. John Ruskin, critico d’arte del periodo Vittoriano, era convinto che gli scrittori e gli architetti fossero artigiani che lavoravano spinti dallo stesso principio: dare una forma personale al tempo e allo spazio.
L’idea delle finestre di Matteo Pericoli si riconnette alla meravigliosa tradizione letteraria e architettonica degli ultimi due secoli, estendendola in uno spazio limitato eppure infinito; lo sguardo. Matteo, come sono nate le finestre degli scrittori che hai disegnato?

MATTEO PERICOLI

Sono nate, come probabilmente tutti i miei progetti, da un desiderio, da una curiosità, da una cosa piccola che poi è cresciuta. Guardando indietro, mi pare di intravedere una sorta di percorso che può quasi apparire lineare e causale, voluto. Ma se dicessi che c’era un qualcosa di programmato mentirei.
Dieci anni fa stavo traslocando da un appartamento a cui mia moglie e io eravamo affezionati. Ci avevamo vissuto per sette anni e io, nell’unica stanza da letto che fungeva anche da studio, avevo prodotto dei lavori a cui ero molto legato — su tutti Manhattan Unfurled, i due disegni di dodici metri ciascuno del profilo dell’isola di Manhattan visto dai suoi fiumi. Al momento di andarcene, a scatoloni fatti, mi voltai verso la finestra che quasi toccava il tavolo da lavoro ed ebbi un nodo alla gola, quasi di pre-nostalgia per quella vista di New York che avevo assorbito per sette anni e che non avrei più rivisto. Quella era la mia città, mi dissi, più mia di qualunque altra, e quella vista di New York unica al mondo. Così la disegnai, in grande, su un foglio di carta da pacchi, come se facendo così potessi scardinare la finestra e portare con me infisso, vetri e vista incorporata. Colpito da questo inatteso attaccamento verso un qualcosa di non completamente tangibile, iniziai a chiedere ad amici e conoscenti di dirmi delle loro finestre e di mostrarmele. Fu lì che mi resi conto che volevo raccontare la città disegnandone le viste dalle finestre. E così feci. Ma ricordo che già all’inizio sentivo il desiderio di andare oltre il disegno. Nel senso che un disegno di una bella vista, o un disegno di una vista interessante, dice molto ma non dice tutto. La serie di finestre di New York (uscite nel libro “The City Out My Window: 63 Views on New York”, Simon & Schuster) include un po’ di tutto: viste di conoscenti, di amici di amici, di persone note, tra cui quelle di svariati scrittori.
Quando chiesi a tutti di mandarmi un paio di paragrafi che descrivessero la loro vista, i testi degli scrittori finivano inesorabilmente per ampliare il disegno e allargarne gli orizzonti. L’anno successivo proposi quindi al New York Times di lavorare a una rubrica che sbloccasse una variabile, quella del luogo (cioè non più le viste di una città, ma da tutto il mondo), e ne fissasse un’altra, quella della tipologia di persona (cioè solo scrittori o scrittrici). Così nacque l’idea di Windows on the World: testo e linee che collaborano per raccontare come da una serie di posizioni necessariamente fisse, e aperte sul mondo attraverso un semplice buco sul muro (una sorta di camera oscura), si ottenga sia un viaggio meditativo intorno al mondo che uno specchio su cui riflettere sul nostro.

Windows of the World

2.
In un tuo articolo uscito sul New York Times hai scritto:
«I grandi architetti costruiscono strutture che possono farci sentire rinchiusi, liberati o sospesi. Ci conducono attraverso lo spazio, ci fanno rallentare, accelerare o fermare per contemplare. I grandi scrittori, nel definire le rispettive strutture letterarie, fanno esattamente la stessa cosa.»
Che cos’è il Laboratorio di architettura letteraria?

MATTEO PERICOLI

Nell’analizzare e spiegare strutture letterarie si ricorre spesso a metafore architettoniche. E non è certo una coincidenza. Lo scrittore è, più o meno consapevolmente, null’altro che un architetto e un ingegnere di testi, un vero e proprio costruttore. “Scrivere è riscrivere”, dicono infatti molti scrittori, riferendosi alla fatica di accostare una parola all’altra, stesura dopo stesura, revisione dopo revisione. Il Laboratorio di architettura letteraria non fa altro che prendere atto del punto di contatto tra il come percepiamo la struttura di un testo e come percepiamo la struttura di uno spazio architettonico, e sovrapporre le due discipline utilizzando principi della composizione architettonica per analizzare e poi creare dei plastici tridimensionali che siano l’interpretazione spaziale, priva di parole, di testi letterari. Ad esempio: Cos’è uno spazio? Cosa sono e cosa possono significare le sequenze di spazi di una qualche architettura? C’è (o anche: è bene che ci sia?) una gerarchia nella distribuzione dei volumi? Nel pensare ai collegamenti tra spazi, potremmo pensare anche ai collegamenti tra gli eventi di una storia, di un racconto o di un romanzo? Nel creare gli spazi o i volumi, si potrebbe pensare che ciascuno rappresenti un personaggio? In che modo sospensioni, attese, sorprese e voce narrante possono essere trasmesse spazialmente?
In breve, in architettura si ha a che fare con problemi quali idee da trasmettere, una struttura che sorregga il tutto, sequenze di spazi, funzioni, e così via. Nella scrittura e nella letteratura, le questioni sono simili, per certi versi, o comunque non molto dissimili. Perché non pensare allora di progettare un’architettura la cui struttura sia basata su un’opera letteraria?

3.
Una storia ha una forma precisa, disegnata a mente o su foglietti di carta vaganti, ha ingressi e uscite, permette di salire o di scendere, di apprezzare la luce che entra di taglio dalle finestre in sala, etc. Una storia, una volta letta – mi hai detto – può anche fare a meno delle parole.  Da cosa parti per rendere quella forma intellegibile, e come fanno i tuoi allievi a spogliarsi delle parole di fronte a un libro? Per esempio, raccontami di come è nato il progetto su Gli anelli di Saturno di Sebald.

MATTEO PERICOLI

Alice Munro ha spiegato tutto ciò in modo molto chiaro: “Una storia non è una strada da percorrere […] è più come una casa. Ci entri e ci rimani per un po’, andando avanti e indietro e sistemandoti dove ti pare, scoprendo come le camere stiano in rapporto col corridoio, come il mondo esterno viene alterato se lo guardi da queste finestre. E anche tu, il visitatore, il lettore, sei alterato dall’essere in questo spazio chiuso, ampio e facile o pieno di svolte e angoli che sia, pieno oppure vuoto di arredamento. Puoi tornarci più volte, e la casa, la storia, contiene sempre di più di quando l’hai vista l’ultima volta. Trasmette anche un forte senso di sé, di essere stata costruita per una sua necessità, non solo per fare da riparo o per stupirti.” (Selected Stories, 1968-1994)
Credo quindi che una storia già scritta, o un’idea di una storia ancora da scrivere, esista al contempo in un’altra forma priva di parole. Una sorta di pensiero letterario e strutturale slegato dalle parole che poi lo definiscono. Per esempio, “lui ama lei, ma lei ama un altro e lui si dispera e si uccide” è un’idea letteraria che ha trovato smisurate forme nei secoli e in varie culture. Come anche uno spazio poco illuminato con in fondo una fonte di luce è un’idea spaziale poi realizzata in mille modi diversi. Se spoglio quindi un’architettura del suo linguaggio costruttivo, cosa resta? E, allo stesso modo, se spoglio un testo delle sue parole (come peraltro accade quando si traduce), con cosa rimaniamo? Di cosa è fatta una storia? Come fa a stare in piedi?
Quando pongo queste domande durante la prima lezione, gli studenti (tutti, che siano giovani o adulti, scrittori o architetti o di qualsiasi altra formazione) mi guardano sbigottiti. Di cosa sta parlando? Cosa si aspetta da me? Non sono mica un architetto. Non sono mica un letterato, uno scrittore. Così è accaduto anche a Joss Lake, la studentessa della Columbia University che decise di rappresentare architettonicamente Gli anelli di Saturno di Sebald.
Il panico iniziale, comune a tutti, incluso me, ogni volta che parte una nuova edizione del Laboratorio, è in realtà un momento fertile durante il quale tutte le prima idee, generalmente piuttosto letterali (e non letterarie, che sono il nostro obiettivo), ci servono per mettere in discussione sia quanto profondamente si conosce il testo che il bagaglio di immaginario architettonico di ciascuno di noi.
Il bello è che poi, lavorando a ritroso, arriviamo in genere tutti al nocciolo della questione. Troviamo un elemento, un’idea strutturale e spaziale che in qualche modo sintetizza quella che era l’interpretazione iniziale del testo. Tutti viviamo di storie — sappiamo, cioè, cogliere il funzionamento di storie, testi, poesie, racconti, ecc. — e viviamo tutti, o quasi, tutti i giorni della nostra vita all’interno di strutture architettoniche, percependole in continuazione, capendole e facendole nostre col nostro corpo. Quindi sappiamo molto di più di quanto crediamo di sapere, e arriviamo insieme a un momento di epifania in cui la struttura architettonica si manifesta.

Così è accaduto anche a Joss, che ha trovato in uno “spazio alto e stretto, che riflette sia l’ampio respiro del romanzo sia il senso di intimità dell’esperienza della lettura”, la struttura architettonica che meglio racconta, senza utilizzare parole, Gli anelli di Saturno. All’interno dello spazio “è sospeso, sorretto da sostegni metallici, un percorso irregolare che sale e scende attraverso tutta la lunghezza della struttura. L’andamento del percorso è dato dalla frammentaria e sorprendente natura della narrazione, nella quale il romanzo salta da soggetto a soggetto in modi non convenzionali […] L’oscurità dello spazio è interrotta da addensamenti di lampadine luminose. Le costellazioni non sono rassicuranti; sono sconcertanti. Le luci sono appese secondo raggruppamenti imprevedibili, e si addensano in gruppi variabili. Alcune luci circondano il percorso sospeso, altre arrivano fino al pavimento sottostante. Ci sono migliaia e migliaia di luci sospese nello spazio, ma sono luci morbide che non riescono a penetrare il buio. Queste luci sono il cuore del romanzo, sono i dettagli che Sebald e il suo narratore utilizzano per ritrovare il passato. […] Non c’è un senso di stabilità. L’unica costante è il buio. […] La luce non suscita ottimismo o epifania, ma trasmette una sostanziale curiosità, che fa sì che il visitatore voglia proseguire lungo quel singolare percorso.”

The Laboratory of Literary Architecture: http://www.lablitarch.com/

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Elena Del Drago alla Libreria Luxemburg: sabato 8 novembre ore 11

Sabato 8 nodeldragovembre, alle 11, avremo il piacere di ospitare Elena Del Drago e il suo “C’eravamo tanti amati – Le coppie dell’arte nel Novecento“, edito da Electa.

Il volume ripercorre cronologicamente la storia artistica del Novecento fino ai giorni nostri, attraverso il racconto biografico delle coppie che l’hanno segnata: incontri fatali, muse, modelle, amanti, mogli o assistenti, lo studio dell’artista spesso è condiviso da un partner con cui discutere progetti, rinnovare o inventare linguaggi, confrontare una visione del mondo e dell’arte, vivere passioni romantiche o ingaggiare una – più o meno esplicita –competizione.
Ogni capitolo è dedicato ad una coppia e ne ripercorre la collaborazione dal momento dell’incontro fino alla separazione, seguendo lo sviluppo dei rispettivi lavori come le influenze reciproche e, naturalmente, i risultati comuni.
Si scoprirà così che spesso opere celeberrime, cambiamenti di rotta epocali o la proclamazione di manifesti non sarebbero esistiti senza il dialogo amoroso con l’altro, una vera e propria forma di creatività.

Gli anni tormentati del rapporto con Leonora Carrington possono diventare la chiave interpretativa di alcuni tra i più bei dipinti di Max Ernst e senza Diego Rivera non esisterebbero gli autoritratti di Frida Kahlo. La fusione collaborativa tra Camille Claudel e Rodin coincide con l’inizio della loro storia d’amore ed è proprio la loro scultura a rivelarne i sentimenti tormentati e altalenanti, mentre Jackson Pollock deve molto alla compagna Lee Krasner: la sua dedizione e le sua continue mediazioni gli aprirono le porte degli ambienti artistici e garantirono una accurata tutela del suo patrimonio artistico.

Attraverso una scrittura fluida, diretta e comunicativa, il racconto cerca di guardare alla scena dell’arte contemporanea da una prospettiva insolita, tra lo studio e il salotto, come a spiare nell’intimità dei protagonisti: è proprio lì che si possono trovare sempre nuovi elementi di comprensione della storia e dell’arte.

Gli orari estivi della Libreria Luxemburg

Saremo aperti ininterrottamente, anche ad agosto (escluso il 15).new yorker

Saremo aperti per i lettori che andranno in vacanza e vorranno scegliere i libri da leggere in montagna, al mare, al fiume, al lago, in pianura e in collina.

Saremo aperti per i lettori che resteranno in città, per coloro che si ripareranno tra le pareti di casa, per le ombre della sera e per i tramonti al Valentino.

Vi consiglieremo i libri che stiamo leggendo, i romanzi che abbiamo letto e i libri da cui non ci separiamo mai.

La Libreria Luxemburg vi augura un’estate piena di libri.

Il nostro orario settembrino:

Lunedì – sabato: 09:00 – 19:30

Domenica 10:00 – 13:00/15:00 – 19:00.

Naomi Ragen alla Libreria Internazionale Luxemburg – giovedì 8 maggio, ore 19

Naomi Ragen (classe ’49) è nata a New York. Autrice di numerosi romanzi e attivista per i diritti delle donne in Israele.

Presenterà i suoi romanzi editi in Italia alla Libreria Luxemburg, giovedì 8 maggio alle ore 19.

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Il link all’evento organizzato alla Libreria Luxemburg e legato alle presentazioni del Salone OFF: programma Salone OFF.