Han Kang alla Libreria Luxemburg – martedì 25 ottobre alle 16.30

Siamo felici di annunciare un firmacopie con l’autrice Han Kang, edita da Adelphi con un romanzo straordinario, La vegetariana.

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Martedì 25 ottobre
ore 16,30

«Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l’ideale di un’estatica dissoluzione nell’indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell’ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

 

Mario Fortunato alla Luxemburg – giovedì 22 settembre alle 18,00

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Giovedì 22 settembre alle ore 18,00

presso la Libreria Luxemburg
di via Accademia delle Scienze 1

MARIO FORTUNATO
presenterà il suo ultimo romanzo

NOI TRE (Bompiani)

Dialogheranno con l’autore:
ANGELO PEZZANA (Presidente Fondazione Fuori!)
Enzo Cucco (Direttore Fondazione Fuori!)
GIANLUCA POLASTRI (scrittore)

Noi tre è la storia di Pier Vittorio Tondelli, di Filippo Betto e dell’autore di questo romanzo – tre ragazzi che volevano essere scrittori. Venivano dalla provincia, avevano pochi mezzi e “consideravano la letteratura il loro mondo segreto, oltre che la principale ragion d’essere”. E poiché avevano quasi tutto in comune, “si amarono come ci si ama da ragazzi, senza remore morali né pietà”.

L’Italia è quella degli anni ottanta del secolo scorso. Un Paese opulento, di colpo incline a scrollarsi di dosso le molte ipocrisie della tradizione cattolica e di quella comunista. L’Italia che dissipò se stessa nell’ubriacatura del consumismo, ma anche una nazione che finalmente si affacciava alla modernità.

Doina Ruşti alla Luxemburg – sabato 17 settembre alle 18,30

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Scrittori romeni a Torino. Incontro con Doina Ruşti
Sabato, 17 settembre 2016, alle 18.30, presso la Libreria Luxemburg di Torino (via Cesare Battisti, n. 7) la scrittrice Doina Ruşti incontra il professore Roberto Merlo e la giornalista e critico letterario Noemi Cuffia. È il primo evento di una serie di incontri dal titolo “Scrittori romeni a Torino”, realizzati dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia in partenariato con la Libreria Luxemburg di Torino. L’evento, che ha lo scopo di promuovere la letteratura romena, è organizzato in collaborazione con la Città di Torino, il Consolato Generale di Romania a Torino, Radio Torino International e il giornale “Vocea”.

Doina Ruşti è una delle più importanti scrittrici romene della generazione post 1989. È, inoltre, professoressa presso Università di Bucarest, consulente scientifico dell’Università Nazionale di Arte Teatrale e Cinematografica, sceneggiatore ed editore. Ha scritto i romanzi Omuleţul roşu – L’omino rosso (2004), Zogru (2006), Fantoma din moară – Il fantasma del mulino (2008), Lizoanca la 11 ani – Lisoanca a 11 anni (2009) e Manuscrisul fanariot – Il manoscritto fanariota pubblicato nel 2015. I suoi libri sono molto apprezzati dai lettori e si trovano sulle prime posizioni nelle classifiche realizzate a fine anno dai critici romeni. I romanzi Zogru, Lisoanca a 11 anni, L’omino rosso sono stati tradotti in italiano da Ingrid Beatrice Coman e Roberto Merlo.

Noemi Cuffia è giornalista e critico letterario. È laureata in letteratura anglo-americana e ha frequentato un master in progettazione editoriale allo IED. Lavora nel mondo dell’editoria e per diverse agenzie di pubblicità e collabora con l’ufficio stampa dei progetti speciali del Salone del Libro di Torino. Nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo: Il metodo della bomba atomica (LiberAria ed.). È l’ideatrice del blog letterario “tazzina di caffè”.

Roberto Merlo è professore associato di lingua e letteratura romena presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università di Torino. Si è formato come romenista alle Università di Torino, Cluj–Napoca e Bucarest. Ha tradotto letteratura moderna e contemporanea soprattutto narrativa: Bogdan Suceavă, Gabriela Adameşteanu, Doina Ruşti, L’omino rosso (2012), Zogru (2010) e teatro, con rare incursioni nel mondo della poesia, occasionate dai versi di Matei Vişniec e Marta Petreu.

In italiano sono stati pubblicati finora i seguenti volumi di Doina Ruşti:
L’omino rosso, traduzione di Roberto Merlo, Firenze, Nikita Ed.
Lisoanca a 11 anni, traduzione di Beatrice Ingrid Coman, Milano, Rediviva Ed.
I miei ginecologi, traduzione di Anita N. Bernacchia, pp.167-172, in Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo, a cura di Radu Pavel Gheo e Dan Lungu, Roma, Sandro Teti Ed.
Zogru, traduzione di Roberto Merlo, Acireale–Roma, Bonanno Ed.

Organizzatori: Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia e Libreria Luxemburg di Torino
Partner: Città di Torino, Consolato Generale di Romania a Torino, Radio Torino Internaţional, Il giornale “Vocea”
Contatti: ISTITUTO ROMENO DI CULTURA E RICERCA UMANISTICA DI VENEZIA
Cannaregio 2214, 30121 Venezia (VE); Tel.: +39.041.5242309; istiorga@tin.it.

Stefano Trinchero alla Luxemburg – venerdì 27 maggio alle 18.30

Venerdì 27 maggio, alle 18.30
La copia infedele di Stefano Trinchero
l’autore in conversazione con Marco Lupo

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Un drammatico incidente d’auto riduce in coma Gonzalo Malagutti, giocatore della Lungodoriana, terza squadra di calcio di Torino. La storia approda sulla scrivania di Guido Riberto, navigato giornalista sportivo, che è costretto a indagare sull’accaduto come un «cronista di nera» alle prime armi. Riberto scopre che dietro l’incidente del centravanti argentino si nascondono loschi traffici a danno di una compagnia assicurativa. Ma la truffa è solo la punta di un iceberg di decadenza e corruzione ramificato nella buona società torinese. Riberto, affiancato da comprimari d’eccezione, porta alla luce inediti intrecci criminali, tra suspense e colpi di scena. Pasquotto, l’ermetico collega; Dominici, tetragono ispettore-liquidatore; Fasano, impiegato senza scrupoli; il vicecomandante Galante, caricaturale esponente delle forze dell’ordine; Lidia, fragile giudice di pace che si vende per amore; Alessio, giovane perito rampante; Isabelle, inconsapevole eroina romantica; e Diego, vittima sacrificale di giorni rinnegati. Sono questi i caratteri di unacomédie humaine che vira inesorabilmente verso l’oscurità. Nella sua opera d’esordio Stefano Trinchero, con stile sobrio e divertito, mostra il lato peggiore di una classe borghese in disfacimento che, abbandonata ogni purezza, combatte per la disperata difesa di illusori privilegi di casta, decretando così la propria rovina.

Roberta Anau e Massimo Tallone alla Libreria Luxemburg – sabato 5 marzo alle 11.30

Presentazione Anau-Tallone_5 Marzo

Siamo felici di invitarvi a una doppia presentazione:

Un’ebrea terra terra di Roberta Anau & Le vite anteriori di Massimo Tallone

SABATO 5 MARZO 2016 ore 11.30
LIBRERIA LUXEMBURG (via Cesare Battisti, 7 – Torino)

Sono gelosa di tutto quello che ho creato qui dentro. Posso mordere se qualcuno attenta ai miei fiori, alle mie piante, alla mia frutta. Permetto agli altri di entrare, a patto che sappiano afferrare il genius loci. Per tutti questi anni ho continuato a considerare la Miniera, le case, le camere, le sale da pranzo del ristorante, e tutto il verde dei giardini e dei boschi come una mia estensione, non certo un servizio pubblico. Ho un rifiuto totale verso l’essere considerata al servizio di qualcuno, quindi mi difendo mettendo le mani avanti.

Nascendo, in molti casi, ci portiamo addosso il peso di eventi accaduti nelle vite precedenti, eventi dei quali non abbiamo nozione, ma che ci zavorrano, a nostra insaputa, e ci stringono in un angolo. Se lei, in una vita anteriore, ha ucciso una persona o è stato dilaniato dai cani, rinascerà, dopo quell’esperienza terrena, con il peso di una colpa orribile oppure odierà i cani senza sapere perché. Ma se riuscirà a gettare uno sguardo in quella vita passata che le è oscura e ignota potrà forse restituire alla persona che fu, in quell’altra vita, il macigno dell’espiazione che è giunto fino a lei, o riconsegnare al proprietario il terrore che oggi le fa cedere le ginocchia e sudare freddo a ogni abbaiare di botolo.

“Una poco classica Santippe” e un ironico giallista in un faccia a… libro all’ora del brunch: una mattinata in compagnia degli autori per scoprire tutto, ma proprio tutto, sui loro nuovi romanzi… Dalla A alla Z!

Giorgio Scianca e Steve Della Casa alla Luxemburg – sabato 21 novembre alle 12

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Quando cinema e architettura si incontrano nasce un libro che mostra il legame indissolubile tra gli edifici, i personaggi che li popolano e i professionisti che li progettano. Una raccolta di 1523 film, divisa in decenni, dal muto ad oggi. 12 capitoli, con tantissime storie, film famosi ma anche nuove scoperte che gli interlocutori internazionali hanno suggerito agli autori. Il primo secolo di vita dell’architetto moderno nella storia della cinematografia raccontato da Giorgio Scianca con l’ironia disincantata del cinefilo e la precisione enciclopedica dell’architetto.

IL PRIMO LIBRO CHE RACCOGLIE TUTTI I FILM CON UN ARCHITETTO PROTAGONISTA.DAL 1901 AI NOSTRI GIORNI. DA TUTTI I PAESI DEL MONDO. FILM DA CONOSCERE, VEDERE, POSSEDERE.
«Mettere insieme le due passioni, cinema e architettura, è stato stimolante. Ho sempre pensato che le storie degli edifici e quelle dei personaggi che vivevano al loro interno fossero una cosa sola. Che le città non fossero altro che magnifici scenari dove vivere le proprie vite. Come può succedere a ogni architetto mi sono sentito attore (comparsa, protagonista, antagonista), scenografo, sceneggiatore e qualche volta regista». Giorgio Scianca

Diego De Silva alla Luxemburg – sabato 14 novembre alle 16.00

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Sabato 14 novembre alle 16. la Libreria Luxemburg ospiterà il romanziere Diego De Silva per un firmacopie.

Terapia di coppia per amanti è la sua ultima fatica pubblicata da Einaudi.

«C’è un momento, diciamo intorno al primo anniversario di una relazione clandestina, in cui pieghi la testa di lato, stringi gli occhi come cercassi qualcosa di minuscolo che si muove nell’aria, e vedi in filigrana il casino in cui ti trovi. Questo è amore, ti dici senza mezzi termini, altro che chiacchiere».

Terapia di coppia per amanti è un romanzo a due voci, maschile e femminile, che si alternano a raccontare la loro storia mentre la vivono, perché «ci sono fasi dell’amore in cui la realtà diventa un punto di vista, generalmente quello di chi lo impone». Due adulti sposati (non tra loro) che si ritrovano uniti da una passione incontrollabile e da un amore coriaceo, particolarmente resistente alle intemperie. Viviana è sexy, vitale e intrigante, e ha un notevole talento per i discorsi intorcinati. È combattuta fra restare amante e alleviare così le infelicità matrimoniali o sfasciarsi la vita per investire in un’altra. Modesto è meno chic, decisamente più sboccato e sbrigativo nella formulazione dei concetti, ma abilissimo nell’autoassoluzione. Spara battute a sproposito per svicolare, e fa pure ridere. Moderatamente vigliacco, aspirerebbe alla prosecuzione a tempo indeterminato della doppia vita piuttosto che a un secondo matrimonio, visto che già il suo non è che gli piaccia granché. È nella crucialità del dilemma che Viviana trascina Modesto dall’analista, cercando una possibilità di salvezza per il loro rapporto ormai esasperato da conflitti e lacerazioni continue. Il dottore è spiazzato nel trovarsi di fronte una coppia non ufficiale, libera da vincoli matrimoniali e familiari, che non ha nulla da perdere al di là del proprio amore. Accetterà l’incarico per questa ragione, trovandosi nel mezzo di una schermaglia drammatica e ridicola insieme, e rischiando di perdere la lucidità professionale. Tenero e cinico, divagante, vero, capace di usare la leggerezza come arma contundente, Terapia di coppia per amanti è un’immersione nelle complicazioni dei sentimenti, nei conflitti che apriamo continuamente per la paura (che tutti conosciamo per averla provata almeno una volta) di affidarci all’amore e dargli mandato a cambiarci la vita.

effe #3 alla Luxemburg – mercoledì 28 ottobre alle 18

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effe – Periodico di Altre Narratività arriva finalmente a Torino. Mercoledì 28 ottobre, alle ore 18, alla Libreria Luxemburg, si parlerà di narrativa inedita, di racconti e di illustrazioni, di distopie e di scrittura al femminile.

All’interno della libreria più antica della città, in compagnia di Dario De Cristofaro, ideatore del progetto, Alessandra Minervini e Marco Lazzarotto, autori rispettivamente di Cosa c’è di nuovo, Gina? (effe #3) e di «Adotta una telecamera di sorveglianza!» (effe #1). Ne parleranno con Marco Peano, autore de L’invenzione della madre, edito da minimum fax.

Per maggiori informazioni su effe – Periodico di Altre Narratività qui:http://www.flaneri.com/category/articoli/effe/
e pure qui:
http://www.42linee.it/category/effe/

Ludovica Candiani al Circolo dei lettori – Lunedì 12 ottobre alle 18.30

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LUNEDì 12 OTTOBRE ORE 18.30

la LIBRERIA LUXEMBURG

È LIETA DI INVITARLA ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO

NONOSTANTE

di Ludovica Candiani

INTERVENGONO: LUDOVICA CANDIANI – MASO NOTARIANNI – PAOLA PALLAVICINI

CIRCOLO DEI LETTORI – SALA DEL GIOCO – VIA BOGINO, 9 – TORINO

La locandina dell’evento

Tommaso Pincio alla Luxemburg – mercoledì 16 settembre alle 18

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TOMMASO PINCIO Panorama

Ottavio Tondi non ha mai incontrato Ligeia Tissot. Si sono scritti messaggi per quattro anni sul social network Panorama, l’ha vista in foto e ha passato un’infinità di ore a guardare il suo letto disfatto. Prima di quei messaggi, Ottavio Tondi non aveva mai scritto nulla, non una parola né un appunto. Il suo lavoro e la sua vita erano dedicati alla lettura. Ma non era un lettore qualunque. Era il lettore, colui che aveva determinato la pubblicazione del più grande best seller di tutti i tempi, e che da allora decideva delle fortune dei romanzi in libreria. Ma tutto questo succedeva prima, prima dell’incidente di ponte Sisto, prima che il mondo smettesse di leggere i libri, prima che Ligeia Tissot entrasse nella vita di Ottavio Tondi.

Questo libro è per chi, almeno una volta nella vita, si è innamorato di una donna senza averla mai incontrata, per chi parla con i personaggi dei libri e prima di uscire di casa se ne infila uno in tasca e inizia a camminare senza meta.

L’AUTORE:

Orari estivi alla Luxemburg

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La Libreria Luxemburg non chiuderà per la pausa estiva, ma cambierà orario.

Ad agosto saremo chiusi la domenica.

A partire dal 10 di agosto, saremo chiusi in pausa pranzo ed effettueremo questo orario:

Lunedì – sabato: 09.00 – 13.00/15.30 – 19.30.

Sabato 15 e domenica 16 agosto saremo chiusi.

Buona estate a tutti e buone letture

Matteo Pericoli alla Luxemburg – mercoledì 17 giugno, alle 19

Matteo Pericoli, collaboratore dei più prestigiosi periodici in Italia e nei paesi anglosassoni (dal «New York Times» alla «Stampa»), lo ha domandato a 50 scrittori di tutto il mondo, dopo avere ritratto il paesaggio che essi vedono dalle loro finestre. Mercoledì 17 giugno, ore 19. Brindisi e firma copie.

Che cosa vedono gli scrittori quando lavorano? Quale paesaggio li accompagna durante la scrittura? E come questo paesaggio quotidiano influenza la loro scrittura? Matteo Pericoli, collaboratore dei più prestigiosi periodici in Italia e nei paesi anglosassoni (dal «New York Times» alla «Stampa»), lo ha domandato a 50 scrittori di tutto il mondo, dopo avere ritratto il paesaggio che essi vedono dalle loro finestre.
Mercoledì 17 giugno, ore 19. Brindisi e firma copie.

Dal Sudafrica di Nadine Gordimer all’India di Rana Dasgupta, dalla Istanbul di Orhan Pamuk alla Milano di Tim Parks: 50 profondi e illuminanti sguardi sul rapporto tra interiorità e visione, per ricordarci che ciò che guardiamo anche distrattamente ogni giorno è strettamente intrecciato alla nostra coscienza e alla nostra immaginazione.

«Sono trascorsi dieci anni dal giorno in cui mi sono fermato di fronte alla mia finestra nell’Upper West Side e ho notato qualcosa. Ho provato qualcosa: un insopprimibile desiderio di portare via con me quella vista. Erano sette anni che, giorno dopo giorno, guardavo fuori dalla finestra assimilando quella particolare composizione degli edifici, e adesso io e mia mo- glie stavamo per traslocare. Senza che me ne fossi reso conto, quella vista era diventata l’immagine più familiare della città. Era diventata mia. E non l’avrei mai più vista.»

Il giovane architetto e disegnatore Matteo Pericoli, collaboratore dei più prestigiosi periodici in Italia e nei paesi anglosassoni (dal «New York Times» alla «Stampa»), lo ha domandato a cinquanta famosissimi scrittori di tutto il mondo e raccogliendone le singole testimonianze, ha realizzando attraverso il disegno la loro personale “vista dalla finestra”. Ne è nato il libro Finestre sul mondo. 50 scrittori, 50 vedute, pubblicato con grande successo lo scorso anno negli Stati Uniti e ora in prima edizione italiana per la casa editrice EDT, dal 14 maggio in libreria.
Dalle cupole della Istanbul di Orhan Pamuk alla cangiante New Delhi di Rana Dasgupta, dal patio sudafricano di Nadine Gordimer al giardino milanese di Tim Parks, 50 sguardi sul rapporto tra interiorità e visione.
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L’AUTORE
Matteo Pericoli è nato a Milano dove si è laureato alla Facoltà di Architettura del Politecnico. Dal 1995 al 2008 ha vissuto a New York, lavorando come architetto, disegnatore e insegnante, e collaborando con lo studio Richard Meier & Partners. Suoi lavori sono stati pubblicati con regolarità su alcuni dei più prestigiosi periodici americani e internazionali, dal «New York Times» al «Paris Review Daily», dall’«Observer» a «La Stampa». Ha pubblicato numerosi volumi fra cui Manhattan Unfurled (Random House 2001), The City Out My Window: 63 Views on New York (Simon & Schuster 2009) e London Unfurled (Picador 2011). È autore di diversi libri illustrati per ragazzi. Da alcuni anni vive con sua moglie e la loro figlia a Torino dove ha creato il Laboratorio di Architettura Letteraria.

Aldo Pera alla Libreria Luxemburg – giovedì 21 maggio alle 18

aldo peraAldo Pera presenta il suo romanzo alla Libreria Luxemburg, giovedì 21 maggio alle 18.

Pittata d’argento è un racconto romanzato sulla Sicilia degli anni ’60 vista con gli occhi di due ragazzi di quattordici anni.
Una storia delicata di amicizia, di rievocazioni di profumi e sapori dai risvolti talora tragici e inaspettati. Nello sfondo il mare di Selinunte, la luce della luna e l’ombra della mafia.

Aldo Pera è nato in Sicilia e ha vissuto a Torino dove si è laureato in Lettere e Filosofia. A tutt’oggi vive e lavora a Selinunte. Pittata d’Argento è il suo romanzo di esordio.

Fulvio Abbate alla Luxemburg – venerdì 8 maggio alle 19

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Venerdì 8 maggio alle 19, avremo il piacere di ospitare Fulvio Abbate con il suo ultimo libro, “ROMA VISTA CONTROVENTO”, edito da Bompiani.

Interviene l’autore in dialogo con Alessandra Morra
ALLESTIMENTO A CURA DI IN DONNE VERITAS
OPERE DI MARIO SCHIFANO

Dal’articolo di Marco Lodoli uscito su Repubblica il 4 aprile 2015.

“Già il titolo del libro di Fulvio Abbate, “Roma vista controvento”, suggerisce che nella nostra città c’è un pelo e un contropelo, una gatta che si fa lisciare sul divano e un un’altra randagia che si muove nell’imprevedibilità, c’è un vento sciroccoso che incolla pensieri e cose in una mediocrità colpevole, e un altro vento, mosso dalla vita di tanta gente che prende le strade dal senso opposto e crea disordine, vitalità, intelligenza. Fulvio Abbate si muove tra questi due mondi, uno che tende alla solidità immobile e rassicurante e un altro più piccolo e segreto, dove si rischia e ci si diverte mille volte di più. Abbate ha esaminato questi due universi a volte mescolati nelle stesse piazze e nelle stesse strade, eppure profondamente diversi, li ha indagati con l’occhio lucido del semiologo e del collezionista di impressioni, ha detestato il primo e amato follemente il secondo, ha tirato mazzate tremende sul conformismo romano e ha lanciato mazzi di fiori a chi ha camminato controvento, senza paura. Il suo libro ci ricorda che esiste una Roma attratta inesorabilmente dai privilegi e dalle protezioni, è la Roma fascista, clericale, borghese, la Roma che arraffa, imbroglia, schiaccia, dove quelli che contano si conoscono e si proteggono, spesso è persino la Roma intellettuale dei salotti di sinistra, dove la cultura è il biglietto da esibire per un posto comodo, una tartina al caviale, una raccomandazione. È la Roma che tende a stringersi intorno a codici affermati, a compattarsi, a pietrificarsi nei suoi stanchi rituali.”

Laura Fusco alla Luxemburg – giovedì 7 maggio alle 18

laura_fusco“È ispirata al mondo dell’arte la raccolta La pesatrice di perledi Laura Fusco, una nuova rapsodia come piace alla poetessa, definita “una delle voci più originali e visionarie della poesia orale in Italia”, tradotta negli USA, rappresentata in Europa. Atmosfere neogotiche, spiriti e personaggi femminili dei quadri di Vermeer, Bosch, Millais, Corot e di tanti artisti. L’amore è l’unica realtà e resiste alla morte, il resto….. è sogno.”

dal Corriere dell’Arte

STORIE DELLA MIA MATITA – Tullio Pericoli al Circolo dei lettori

STORIE DELLA MIA MATITA

Martedì 28 aprile ore 18
Circolo dei lettori
Torino

Tullio Pericoli al Circolo dei lettori

presentazione del libro di e con

Tullio Pericoli

edito da Henry Beyle

con Vincenzo Campo, editore Henry Beyle,
Stefano Salis, giornalista cultura “la Domenica del Sole 24Ore”
e Matteo Codignola, editor Adeplhi

Nell’universo visivo di Pericoli, la linea diventa,
con il tempo, musica, e pittura.
Il cofanetto, in copie numerate,
dimostra come a guidare il
suo sguardo non sia soltanto l’occhio.

Al termine, firmacopia.

Non scrivere di me – Livia Manera Sambuy alla Libreria Luxemburg

Non scrivere di me

Livia Manera Sambuy

Feltrinelli

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Martedì 21 aprile

ore 17

Ti proibisco di scrivere di me, intima Philip Roth. Per Livia Manera dovrebbe suonare come un divieto, ma è di fatto un’istigazione ad abbattere la barriera che divide l’intesa umana e l’invenzione letteraria, è uno stimolo ad attivare la memoria di sé e la memoria lasciata dalle tante letture. La giornalista racconta storie di incontri con i “suoi” scrittori americani, storie di complicità, amicizia, consuetudine, amore. Racconta la New York degli intellettuali che vi sono rimasti, la Parigi di quelli che se ne sono andati, i colori del Maine e il respiro del Midwest, Philip Roth, Richard Ford, Paula Fox, Judith Thurman, David Foster Wallace, Joseph Mitchell, Mavis Gallant, James Purdy, ma anche, in controluce, quelle di Carver, Richler e Blixen. Sono fi€gure illuminate dalla fama e €figure che la fama ha abbandonato, costruttori di saggezza e demolitori di luoghi comuni, anime che Livia Manera sorprende sempre in un gesto signi€cativo, in una con€denza appassionata, o addirittura nella maestà del silenzio.

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L’autrice

Livia Manera Sambuy è una giornalista letteraria che scrive sul “Corriere della Sera”. Ha realizzato due film documentari su Philip Roth. Ha vissuto tra Milano e New York, ora vive tra Parigi e la Toscana. Philip Roth. Una storia americana è stato pubblicato da Feltrinelli nella collana di dvd “Real cinema” nel 2013.

Margherita Giacobino alla Libreria Luxemburg – sabato 28 marzo ore 12

Copertina del libroSabato 28 marzo, alle 12, presenteremo “RITRATTO DI FAMIGLIA CON BAMBINA GRASSA” di Margherita Giacobino, appena edito da Mondadori. Interverrà Consolata Lanza.

C’è Maria, la madre amatissima, astro nel cielo dell’infanzia, e il padre Gilin, l’uomo di vento; c’è Michin, la caustica e brillante prozia zitella, mai conosciuta ma vicina come una gemella d’anima; e poi Polonia, la zia ostetrica dolce e gaudente… Ma soprattutto c’è magna Ninin, la zia con cui Margherita è cresciuta, brusca e brontolona, sempre presente e insostituibile, «l’origine e l’archetipo. Ninin l’instancabile, Mulier Fabricans». Sì, perché Margherita Giacobino, classe 1952, è cresciuta in una famiglia di donne, e sente più che mai vive le proprie radici silenziose e forti. Il sangue che le scorre nelle vene è denso di storia e di storie che solo la scrittura può salvare: «Si dice che offrire cibo ai morti serva a placarli, perché non tornino a disturbare i vivi. Ma a me piacerebbe che tornassero, non sarebbe affatto un disturbo; e scrivendo ho cercato di persuaderli a venirmi a trovare». Nel ripercorrere le ramificazioni della propria famiglia, attraversa oltre un secolo di storia italiana: dalle campagne del Canavese alla fine dell’Ottocento alla Germania in cui il padre viene fatto prigioniero durante la Seconda guerra, dal boom economico fino a oggi. Dall’arcaica e implacabile gerarchia degli avi, con le storie raccontate nella stalla mentre i bambini aiutano a cardare la lana, alla felice convivenza delle magne, che negli anni Venti scelgono il lavoro in fabbrica liberandosi dall’oppressione della famiglia d’origine. Dalla incredibile vicenda di una bimba che da sola attraversa l’oceano fino al negozio di alimentari di cui la madre dell’autrice è signora incontrastata e si conquista giorno dopo giorno l’indipendenza e la libertà. Giacobino attinge al pozzo prezioso del dialetto, suggello dell’appartenenza a un mondo, lingua madre: la sola capace di evocare e tenere vivo in noi «un tempo prima del ricordo», di far emergere «minuscoli frammenti fossili nella materia opaca del passato». E con questi frammenti di memoria costruisce un grande romanzo sull’identità e sull’amore. Seguendo le tracce della propria infanzia con l’attenzione e la cura di un archeologo, interroga i suoi familiari, li racconta, ridà loro vita con afflato lirico e acume antropologico, con una scrittura magistrale, con nostalgia e ironia. Con infinito affetto. Perché solo tramite chi ci ha preceduto possiamo arrivare a conoscerci davvero.

Margherita Giacobino vive a Torino, è scrittrice, saggista e traduttrice. Ha tradotto, tra gli altri, Emily Brontë, Gustave Flaubert, Margaret Atwood, Dorothy Allison, Audre Lorde. Il suo primo libro, Un’americana a Parigi (Baldini e Castoldi), è uscito nel 1993 con l’eteronimo di Elinor Rigby; il romanzo più recente è L’uovo fuori dal cavagno (Elliot, 2010). Collabora alla rivista satirica online ‘Aspirina’. Ritratto di famiglia con bambina grassa è in corso di pubblicazione in Francia per l’editore Stock e in Germania per Kunstmann.

La Libreria Luxemburg tra le dieci migliori librerie del mondo secondo il quotidiano argentino Clarín

luxPer Clarín siamo tra le dieci migliori librerie del mondo. Lusingati e spaventati da questa classifica delle bellezze che ottundono i sensi con scaffali e quintali di carta rilegata, postiamo il link all’articolo.

“Fundada 1872, la Libreria Internazionale Luxemburgo es la mejor y más completa de la ciudad. Desde ficción a libros especializados en casi todas las materias, siempre hay libros para detenerse y mirar, en inglés, francés, alemán, español y otros idiomas. Cuando abrió era conocida como la librería Casanova. Además, se hacen presentaciones de libros de grandes escritores, como el francés Emmanuel Càrrere, que dará una charla en marzo. Con una preciosa fachada de piedra amarilla, también venden diarios y revistas de todo el mundo. Adentro, grandes mesas con las novedades, enmarcadas por las fotos de los escritores más famosos”.

L’articolo integrale uscito il 13/03/2015 su Clarín: http://www.clarin.com/todoviajes/Librerias-imperdibles-Europa-America-Africa_0_1319270390.html

lettori

Ferdinando Scianna al Circolo dei lettori – lunedì 2 marzo alle 21

La Libreria Luxemburg è lieta di presentare:

Lettori
di Ferdinando Scianna
Edizioni Henry Beyle

lettori

Euro 50,00 – pp. 92 – 575 copie numerate – carta Tatami Ivory
caratteri Garamond monotype corpo 11
Sovracopertina carta Lana – formato cm 12,50 x 18,50

Circolo dei lettori
Palazzo Graneri della Roccia
Scala A
Via Bogino 9, Torino

2 marzo 2015
ore 21

Intervengono Ferdinando Scianna
e Vincenzo Campo delle Henry Beyle

LECCE1990

Un percorso tipografico che ha visto dapprima la stampa delle fotografie in tricromia e
successivamente ogni singolo testo composto in monotype e impresso con una
macchina piano cilindrica.
In un succedersi di luoghi tra loro lontani – la Bolivia e il Mali, Racalmuto e Milano – un
panorama di figure diverse per età si accosta ad un testo stampato: scruta abbecedari,
fumetti, giornali, libri sacri, e naturalmente romanzi. Quel momento, uno tra i tanti della
loro vita, diventa così l’immagine che più ci è cara: quella dell’essere umano che legge.

Leonardo Sciascia, Racalmuto 1982  è stampata  da Ferdinando Scianna  su carta di cotone William Turner Hahnemühle inchiostro ai pigmenti di carbone  allegata al volume Lettori in 22 copie firmate    formato cm 26 per 20

Leonardo Sciascia, Racalmuto

Scarica l’invito in pdf.

Ferdinando Scianna al Circolo dei lettori

levariazioni

Le variazioni Reinach alla Libreria Luxemburg – sabato 21 febbraio

levariazioni

Sabato 21 febbraio, alle 18, avremo il piacere di presentare “Le variazioni Reinach” (Superbeat) di Filippo Tuena, che torna nelle librerie dopo dieci anni dalla prima pubblicazione. Un libro straordinario sulla storia di una famiglia risucchiata dall’abisso del Novecento: la storia dei Reinach.

“Ci ha impiegato quasi tre anni a scrivere questo libro da quel 30 marzo del 2002 al giorno che ha messo la parola fine al manoscritto e mettendo la parola fine in realtà non mette fine a niente perché sa che soltanto mettendo la parola fine a un libro quel libro comincia a dire quello che doveva dire e forse qualcuno dei suoi lettori sarà disturbato da questa volontaria incompiutezza e interromperà la lettura del libro a metà perché gli apparirà noioso e complesso irrisolto fallito ma magari qualcuno si appassionerà e superando le difficoltà della scrittura e i salti del tempo e i vuoti e gli errori e i malintesi di uno scrittore incompleto arriverà meravigliandosi a convincersi che c’era una storia che andava raccontate e letta e qualcuno l’ha raccontata e forse i fantasmi adesso saranno quieti e troveranno la pace e questo Kaddish laico e frammentario è un tentativo che doveva esser portato a termine e la parola scritta e la storia raccontata come lui sapeva scriverla e raccontarla per esser letta e ricordata come saprà esser letta e ricordata.”

(Le variazioni Reinach, pagine 340-341)

“Non c’è commozione né deriva fantastica, in questo percorso accurato e realistico di Treinachuena, che ha offerto un’immagine abbastanza rara dell’Olocausto percorrendo un’epoca attraverso alcuni personaggi privilegiati, quasi estranei alla vita comune. E forse per questo il contrasto tra ricchezza e orrore risulta più netto, perché solo nell’orrore l’uomo ritrova le sue radici: «Bisogna provare tutto: essere i primi e gli ultimi», dice Léon Reinach da Drancy. In questo viaggio lento e meticoloso verso la fine, senza concessioni narrative defatiganti, Tuena ha costruito dolorosamente un libro essenziale e nobile, che merita rispetto perché aggiunge – in qualche modo – un nuovo tassello al mosaico mai terminato delle testimonianze sull’Olocausto. La sue «variazioni» agganciano la ricerca intellettuale dell’epoca di Proust e la portano lentamente nell’estrema disperazione, dove il tempo è veramente perduto”.

Sergio Pent, TTL-LaStampa

Mercoledì 17 dicembre alle 19, Elena Ferro presenta Così passano le nuvole

COSì PASSANO LE NUVOLELa Libreria Luxemburg è lieta di ospitare Elena Ferro e il suo romanzo Così passano le nuvole, edito da Effedì edizioni. Interverrà Roberto Barbieri.

Luce è bella e intelligente, ai vertici di una grande multinazionale che a Torino gestisce i servizi idrici dell’area metropolitana. E’ sulla cresta dell’onda.
Se non fosse per quelle piccole difficoltà nelle relazioni con gli uomini, si potrebbe dire che la sua vita sia perfetta. E invece no.
Quando l’amore (e la politica, suo malgrado) irrompono nella sua vita è costretta a procedere, a testa bassa, verso una meta che non riconosce più.
Sarà il dolore che investe la sua famiglia e lei stessa che, invece di travolgerla, le darà la forza e il coraggio per cambiare direzione e cominciare a vivere, davvero, la sua vita.
Luce appartiene a una generazione che non si identifica più nei modelli esistenziali del passato ma non ha costruito un’alternativa. In questo transito così complicato, fatto di emozioni, tradimenti e smarrimenti, l’unica soluzione per Luce è essere fedele a se stessa.

TRE DOMANDE PER MATTEO PERICOLI – una breve intervista di Marco Lupo

Tre domande per Matteo Pericoli

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1.
Per riuscire a focalizzarsi su quanto la forma e l’architettura siano presenti in un romanzo, basterebbe leggere uno stralcio a caso da un romanzo di Robert Stevenson, di Oscar Wilde, di Dickens. John Ruskin, critico d’arte del periodo Vittoriano, era convinto che gli scrittori e gli architetti fossero artigiani che lavoravano spinti dallo stesso principio: dare una forma personale al tempo e allo spazio.
L’idea delle finestre di Matteo Pericoli si riconnette alla meravigliosa tradizione letteraria e architettonica degli ultimi due secoli, estendendola in uno spazio limitato eppure infinito; lo sguardo. Matteo, come sono nate le finestre degli scrittori che hai disegnato?

MATTEO PERICOLI

Sono nate, come probabilmente tutti i miei progetti, da un desiderio, da una curiosità, da una cosa piccola che poi è cresciuta. Guardando indietro, mi pare di intravedere una sorta di percorso che può quasi apparire lineare e causale, voluto. Ma se dicessi che c’era un qualcosa di programmato mentirei.
Dieci anni fa stavo traslocando da un appartamento a cui mia moglie e io eravamo affezionati. Ci avevamo vissuto per sette anni e io, nell’unica stanza da letto che fungeva anche da studio, avevo prodotto dei lavori a cui ero molto legato — su tutti Manhattan Unfurled, i due disegni di dodici metri ciascuno del profilo dell’isola di Manhattan visto dai suoi fiumi. Al momento di andarcene, a scatoloni fatti, mi voltai verso la finestra che quasi toccava il tavolo da lavoro ed ebbi un nodo alla gola, quasi di pre-nostalgia per quella vista di New York che avevo assorbito per sette anni e che non avrei più rivisto. Quella era la mia città, mi dissi, più mia di qualunque altra, e quella vista di New York unica al mondo. Così la disegnai, in grande, su un foglio di carta da pacchi, come se facendo così potessi scardinare la finestra e portare con me infisso, vetri e vista incorporata. Colpito da questo inatteso attaccamento verso un qualcosa di non completamente tangibile, iniziai a chiedere ad amici e conoscenti di dirmi delle loro finestre e di mostrarmele. Fu lì che mi resi conto che volevo raccontare la città disegnandone le viste dalle finestre. E così feci. Ma ricordo che già all’inizio sentivo il desiderio di andare oltre il disegno. Nel senso che un disegno di una bella vista, o un disegno di una vista interessante, dice molto ma non dice tutto. La serie di finestre di New York (uscite nel libro “The City Out My Window: 63 Views on New York”, Simon & Schuster) include un po’ di tutto: viste di conoscenti, di amici di amici, di persone note, tra cui quelle di svariati scrittori.
Quando chiesi a tutti di mandarmi un paio di paragrafi che descrivessero la loro vista, i testi degli scrittori finivano inesorabilmente per ampliare il disegno e allargarne gli orizzonti. L’anno successivo proposi quindi al New York Times di lavorare a una rubrica che sbloccasse una variabile, quella del luogo (cioè non più le viste di una città, ma da tutto il mondo), e ne fissasse un’altra, quella della tipologia di persona (cioè solo scrittori o scrittrici). Così nacque l’idea di Windows on the World: testo e linee che collaborano per raccontare come da una serie di posizioni necessariamente fisse, e aperte sul mondo attraverso un semplice buco sul muro (una sorta di camera oscura), si ottenga sia un viaggio meditativo intorno al mondo che uno specchio su cui riflettere sul nostro.

Windows of the World

2.
In un tuo articolo uscito sul New York Times hai scritto:
«I grandi architetti costruiscono strutture che possono farci sentire rinchiusi, liberati o sospesi. Ci conducono attraverso lo spazio, ci fanno rallentare, accelerare o fermare per contemplare. I grandi scrittori, nel definire le rispettive strutture letterarie, fanno esattamente la stessa cosa.»
Che cos’è il Laboratorio di architettura letteraria?

MATTEO PERICOLI

Nell’analizzare e spiegare strutture letterarie si ricorre spesso a metafore architettoniche. E non è certo una coincidenza. Lo scrittore è, più o meno consapevolmente, null’altro che un architetto e un ingegnere di testi, un vero e proprio costruttore. “Scrivere è riscrivere”, dicono infatti molti scrittori, riferendosi alla fatica di accostare una parola all’altra, stesura dopo stesura, revisione dopo revisione. Il Laboratorio di architettura letteraria non fa altro che prendere atto del punto di contatto tra il come percepiamo la struttura di un testo e come percepiamo la struttura di uno spazio architettonico, e sovrapporre le due discipline utilizzando principi della composizione architettonica per analizzare e poi creare dei plastici tridimensionali che siano l’interpretazione spaziale, priva di parole, di testi letterari. Ad esempio: Cos’è uno spazio? Cosa sono e cosa possono significare le sequenze di spazi di una qualche architettura? C’è (o anche: è bene che ci sia?) una gerarchia nella distribuzione dei volumi? Nel pensare ai collegamenti tra spazi, potremmo pensare anche ai collegamenti tra gli eventi di una storia, di un racconto o di un romanzo? Nel creare gli spazi o i volumi, si potrebbe pensare che ciascuno rappresenti un personaggio? In che modo sospensioni, attese, sorprese e voce narrante possono essere trasmesse spazialmente?
In breve, in architettura si ha a che fare con problemi quali idee da trasmettere, una struttura che sorregga il tutto, sequenze di spazi, funzioni, e così via. Nella scrittura e nella letteratura, le questioni sono simili, per certi versi, o comunque non molto dissimili. Perché non pensare allora di progettare un’architettura la cui struttura sia basata su un’opera letteraria?

3.
Una storia ha una forma precisa, disegnata a mente o su foglietti di carta vaganti, ha ingressi e uscite, permette di salire o di scendere, di apprezzare la luce che entra di taglio dalle finestre in sala, etc. Una storia, una volta letta – mi hai detto – può anche fare a meno delle parole.  Da cosa parti per rendere quella forma intellegibile, e come fanno i tuoi allievi a spogliarsi delle parole di fronte a un libro? Per esempio, raccontami di come è nato il progetto su Gli anelli di Saturno di Sebald.

MATTEO PERICOLI

Alice Munro ha spiegato tutto ciò in modo molto chiaro: “Una storia non è una strada da percorrere […] è più come una casa. Ci entri e ci rimani per un po’, andando avanti e indietro e sistemandoti dove ti pare, scoprendo come le camere stiano in rapporto col corridoio, come il mondo esterno viene alterato se lo guardi da queste finestre. E anche tu, il visitatore, il lettore, sei alterato dall’essere in questo spazio chiuso, ampio e facile o pieno di svolte e angoli che sia, pieno oppure vuoto di arredamento. Puoi tornarci più volte, e la casa, la storia, contiene sempre di più di quando l’hai vista l’ultima volta. Trasmette anche un forte senso di sé, di essere stata costruita per una sua necessità, non solo per fare da riparo o per stupirti.” (Selected Stories, 1968-1994)
Credo quindi che una storia già scritta, o un’idea di una storia ancora da scrivere, esista al contempo in un’altra forma priva di parole. Una sorta di pensiero letterario e strutturale slegato dalle parole che poi lo definiscono. Per esempio, “lui ama lei, ma lei ama un altro e lui si dispera e si uccide” è un’idea letteraria che ha trovato smisurate forme nei secoli e in varie culture. Come anche uno spazio poco illuminato con in fondo una fonte di luce è un’idea spaziale poi realizzata in mille modi diversi. Se spoglio quindi un’architettura del suo linguaggio costruttivo, cosa resta? E, allo stesso modo, se spoglio un testo delle sue parole (come peraltro accade quando si traduce), con cosa rimaniamo? Di cosa è fatta una storia? Come fa a stare in piedi?
Quando pongo queste domande durante la prima lezione, gli studenti (tutti, che siano giovani o adulti, scrittori o architetti o di qualsiasi altra formazione) mi guardano sbigottiti. Di cosa sta parlando? Cosa si aspetta da me? Non sono mica un architetto. Non sono mica un letterato, uno scrittore. Così è accaduto anche a Joss Lake, la studentessa della Columbia University che decise di rappresentare architettonicamente Gli anelli di Saturno di Sebald.
Il panico iniziale, comune a tutti, incluso me, ogni volta che parte una nuova edizione del Laboratorio, è in realtà un momento fertile durante il quale tutte le prima idee, generalmente piuttosto letterali (e non letterarie, che sono il nostro obiettivo), ci servono per mettere in discussione sia quanto profondamente si conosce il testo che il bagaglio di immaginario architettonico di ciascuno di noi.
Il bello è che poi, lavorando a ritroso, arriviamo in genere tutti al nocciolo della questione. Troviamo un elemento, un’idea strutturale e spaziale che in qualche modo sintetizza quella che era l’interpretazione iniziale del testo. Tutti viviamo di storie — sappiamo, cioè, cogliere il funzionamento di storie, testi, poesie, racconti, ecc. — e viviamo tutti, o quasi, tutti i giorni della nostra vita all’interno di strutture architettoniche, percependole in continuazione, capendole e facendole nostre col nostro corpo. Quindi sappiamo molto di più di quanto crediamo di sapere, e arriviamo insieme a un momento di epifania in cui la struttura architettonica si manifesta.

Così è accaduto anche a Joss, che ha trovato in uno “spazio alto e stretto, che riflette sia l’ampio respiro del romanzo sia il senso di intimità dell’esperienza della lettura”, la struttura architettonica che meglio racconta, senza utilizzare parole, Gli anelli di Saturno. All’interno dello spazio “è sospeso, sorretto da sostegni metallici, un percorso irregolare che sale e scende attraverso tutta la lunghezza della struttura. L’andamento del percorso è dato dalla frammentaria e sorprendente natura della narrazione, nella quale il romanzo salta da soggetto a soggetto in modi non convenzionali […] L’oscurità dello spazio è interrotta da addensamenti di lampadine luminose. Le costellazioni non sono rassicuranti; sono sconcertanti. Le luci sono appese secondo raggruppamenti imprevedibili, e si addensano in gruppi variabili. Alcune luci circondano il percorso sospeso, altre arrivano fino al pavimento sottostante. Ci sono migliaia e migliaia di luci sospese nello spazio, ma sono luci morbide che non riescono a penetrare il buio. Queste luci sono il cuore del romanzo, sono i dettagli che Sebald e il suo narratore utilizzano per ritrovare il passato. […] Non c’è un senso di stabilità. L’unica costante è il buio. […] La luce non suscita ottimismo o epifania, ma trasmette una sostanziale curiosità, che fa sì che il visitatore voglia proseguire lungo quel singolare percorso.”

The Laboratory of Literary Architecture: http://www.lablitarch.com/

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Elena Del Drago alla Libreria Luxemburg: sabato 8 novembre ore 11

Sabato 8 nodeldragovembre, alle 11, avremo il piacere di ospitare Elena Del Drago e il suo “C’eravamo tanti amati – Le coppie dell’arte nel Novecento“, edito da Electa.

Il volume ripercorre cronologicamente la storia artistica del Novecento fino ai giorni nostri, attraverso il racconto biografico delle coppie che l’hanno segnata: incontri fatali, muse, modelle, amanti, mogli o assistenti, lo studio dell’artista spesso è condiviso da un partner con cui discutere progetti, rinnovare o inventare linguaggi, confrontare una visione del mondo e dell’arte, vivere passioni romantiche o ingaggiare una – più o meno esplicita –competizione.
Ogni capitolo è dedicato ad una coppia e ne ripercorre la collaborazione dal momento dell’incontro fino alla separazione, seguendo lo sviluppo dei rispettivi lavori come le influenze reciproche e, naturalmente, i risultati comuni.
Si scoprirà così che spesso opere celeberrime, cambiamenti di rotta epocali o la proclamazione di manifesti non sarebbero esistiti senza il dialogo amoroso con l’altro, una vera e propria forma di creatività.

Gli anni tormentati del rapporto con Leonora Carrington possono diventare la chiave interpretativa di alcuni tra i più bei dipinti di Max Ernst e senza Diego Rivera non esisterebbero gli autoritratti di Frida Kahlo. La fusione collaborativa tra Camille Claudel e Rodin coincide con l’inizio della loro storia d’amore ed è proprio la loro scultura a rivelarne i sentimenti tormentati e altalenanti, mentre Jackson Pollock deve molto alla compagna Lee Krasner: la sua dedizione e le sua continue mediazioni gli aprirono le porte degli ambienti artistici e garantirono una accurata tutela del suo patrimonio artistico.

Attraverso una scrittura fluida, diretta e comunicativa, il racconto cerca di guardare alla scena dell’arte contemporanea da una prospettiva insolita, tra lo studio e il salotto, come a spiare nell’intimità dei protagonisti: è proprio lì che si possono trovare sempre nuovi elementi di comprensione della storia e dell’arte.

Windows of the World

Matteo Pericoli presenta “Windows on the World: Fifty Writers, Fifty Views”

ORHAN PAMUK

Un paesaggio umano che regola la luce attraverso l’iride e restituisce la meraviglia dello sguardo, la trasparenza delle linee, l’architettura come storia personale e storia collettiva.
Matteo Pericoli riscrive, disegnandoli, cinquanta paesaggi visti da cinquanta scrittori, cinquanta finestre che si affacciano su città di vetro e acciaio, su giardini inglesi, su rovine e forme che disegnano la vita quotidiana dell’occhio, dello spazio e della sua interpretazione.

Orhan Pamuk a Istanbul, Daniel Kehlmann a Berlino, Chimamanda Ngozi Adichie a Lagos, John Jeremiah Sullivan a Wilmington in North Carolina, Nadine Gordimer a Johannesburg, Xi Chuan a Beijing.
Negli ultimi anni Matteo Pericoli ha trasformato le camere con vista di scrittrici e scrittori in opere dal respiro universale, e le tavole di questi sguardi celebri sono state pubblicate sul New York Times e sul Paris Review.
Da oggi Penguin Press le ha raccolte in un volume, Windows on the World: Fifty Writers, Fifty Views.

La Libreria Luxemburg, Penguin Press e 515 Creative Shop sono lieti di annunciare che sabato 8 novembre, dalle 19, Matteo Pericoli presenterà ai lettori la sua idea di finestra sul mondo, e lo farà al 515 Creative Shop in via Mazzini 40.

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Matteo Pericoli è nato a Milano e si è laureato alla Scuola di Architettura del Politecnico. Si è trasferito a New York nel 1995, dove ha lavorato come architetto, illustratore, autore, giornalista e insegnante. Ora vive con sua moglie e sua figlia a Torino, dove tiene il suo laboratorio di Architettura Letteraria.

La locandina.

Fuga dal Campo 14

Shin dong-Hyuk alla Libreria Luxemburg, venerdì 26 settembre alle 17,30

campo14Shin viveva con la madre nel miglior alloggiamento per prigionieri che il Campo 14 avesse da offrire: un “villaggio modesto” vicino a un frutteto e proprio di fronte al campo in cui un giorno lei sarebbe stata impiccata. Ognuno dei quaranta edifici a un piano del villaggio ospitava quattro famiglie. Lui e la madre dormivano fianco a fianco sul pavimento di cemento di una stanza, mentre la cucina, illuminata da un’unica lampadina penzolante, era in condivisione con le altre famiglie. L’elettricità era disponibile per due ore al giorno, dalle quatto alle cinque del mattino e dalle dieci alle undici di sera.

Guardare fuori dalle finestre, coperte da un’opaca resina grigia, era impossibile.

fugaVenerdì 26 settembre, l’ex prigioniero nordcoreano Shin dong-Hyuk, presenterà Fuga dal Campo 14, traduzione di Ilaria Oddenino, edito da Codice edizioni, scritto da Blaine Harden, scrittore e giornalista americano. Alle 17,30, in Luxemburg, avremo l’onore di conoscere Shin dong-Hyuk e di ascoltare un frammento della sua terribile storia.

Alle 18,30 il libro verrà presentato al Teatro Carignano da Mario Calabresi.

Scheda del libro

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Gli orari estivi della Libreria Luxemburg

Saremo aperti ininterrottamente, anche ad agosto (escluso il 15).new yorker

Saremo aperti per i lettori che andranno in vacanza e vorranno scegliere i libri da leggere in montagna, al mare, al fiume, al lago, in pianura e in collina.

Saremo aperti per i lettori che resteranno in città, per coloro che si ripareranno tra le pareti di casa, per le ombre della sera e per i tramonti al Valentino.

Vi consiglieremo i libri che stiamo leggendo, i romanzi che abbiamo letto e i libri da cui non ci separiamo mai.

La Libreria Luxemburg vi augura un’estate piena di libri.

Il nostro orario settembrino:

Lunedì – sabato: 09:00 – 19:30

Domenica 10:00 – 13:00/15:00 – 19:00.

Libreria Luxemburg, venerdì 11 luglio ore 18:00, “Un giorno triste così felice” di Lorenzo Iervolino

un giorno66thand2nd è lieta di invitarvi alla presentazione di
Un giorno triste così felice
di Lorenzo Iervolino
venerdì 11 luglio, ore 18.00
Libreria Luxemburg – Torino
Via Cesare Battisti, 7
Interviene con l’autore Marco Lupo

Invito

«Lorenzo Iervolino con “Un giorno triste così felice” ci fa viaggiare nei luoghi e nelle idee di un’epoca alimentata da un’energia gioiosa e sovversiva. Il risultato della sua ricerca, durata un anno, è la riscoperta del senso profondo di un’esperienza unica nella storia dello sport.»
Gabriele Santoro

Sócrates: quando il padre Raimundo gli diede questo nome immaginava per il figlio un futuro importante, da medico, filosofo, o rivoluzionario. Sócrates Brasileiro è stato un po’ tutto questo, anche se è passato alla storia come uno degli interpreti più originali dell’arte del futebol: per le sue caratteristiche fisiche e tecniche, per i suoi colpi di tacco, per quel modo di concepire il calcio più come divertimento che una professione. E, naturalmente, per essere stato l’artefice del più rivoluzionario esperimento sociale tentato nello sport: trasformare una squadra di calcio, il mitico Corinthians, in un laboratorio politico capace di contaminare un intero paese vessato da quindici anni di dittatura militare. Un sogno chiamato «democrazia corinthiana».

Lorenzo Iervolino (Roma, 1980) è redattore di TerraNullius e componente della direzione artistica del Flep! Festival delle Letterature Popolari. Ricercatore e ideatore audiovisuale, nel 2012 ha girato l’Italia con il reading-concerto tratto dal romanzo Vogliamo tutto di Nanni Balestrini ed è coautore del format radiofonico La Staffetta – Storie ribelli e cronache perdute.

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Torino, Libreria Luxemburg: venerdì 11 luglio, alle 18, presenteremo “Un giorno triste così felice” di Lorenzo Iervolino, edito da 66thand2nd

 

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Lo speciale su TerraNullius con i link alle recensioni:
http://www.terranullius.it/home/index.php/editoriali/609-editoriale-maggio-2014.html

Dalla recensione di Gabriele Santoro uscita su minima&moralia:
“Ai dirigenti del Botafogo, che gli proposero il primo contratto professionistico, rispose senza tentennamenti: «Voglio diventare un medico, e fare la mia parte per un Brasile democratico». Lo stipendio era funzionale al pagamento dell’università, e si laureò. Quel ragazzino, alto e magro, illuminava il gioco del calcio, che era una questione di ribellione, allegria, passione e fratellanza. Il gioco degli inglesi reinventato come attività artistica. Disegnava, con il pensiero e poi con il piede, traiettorie inimmaginabili per gli altri; dotato di un’intelligenza e una coscienza critica fuori dal comune. Leggeva, e amava, i grandi pensatori e filosofi greci quanto le opere di Jorge Amado e Gabriel Garcia Marquez. «Dovrebbe giocare di schiena con quel tacco che ha», sosteneva Pelé. Lui: «Colpivo la palla di tacco per farvi innamorare, mai un colpo inutile perché la bellezza è un bene necessario».

http://www.minimaetmoralia.it/wp/un-giorno-triste-cosi-felice-lorenzo-iervolino/

“Ser Campeão é Detalhe” (“Essere campione è un dettaglio”) è un documentario sulla Democracia Corinthiana. Dante Di Domenco lo ha tradotto e sottotitolato per Fútbologia.:
http://www.youtube.com/watch?v=U6QrBlexbWk

Il link per visitare le pagine dell’editore:
http://lnx.66thand2nd.com/libri/un-giorno-triste-cosi-felice/

Sabato 28 giugno alle ore 11:30: I love green – Oltre 100 idee per una vacanza nel verde di Francesca Filippi, edito da Mondadori

ImmagineSabato 28 giugno presenteremo il libro di Francesca Filippi, I love green – Oltre 100 idee per una vacanza nel verde, edito da Mondadori. Seguirà un aperitivo.

Questa guida è una raccolta di idee e di luoghi speciali del nostro paese. Sono i posti dove vi porterebbe un amico innamorato della sua terra. Luoghi per ogni stagione, da esplorare a piedi o in bicicletta, pagaiando in canoa o incamminandosi sui sentieri in compagnia di un asinello. Viaggiare verde è una scelta responsabile nei confronti dell’ambiente, ma anche il modo migliore per entrare in contatto diretto con la nostra terra, assaporandone i profumi, i sapori e i colori.

L’Italia è un paese dai mille volti: ogni regione, ogni provincia possiede caratteristiche ben precise, spesso uniche, di territorio, di clima, di ambiente: un’offerta straordinaria di fruibilità in tutte le stagioni, per tutte le età, i gusti e i desideri. Le proposte contenute in questa guida sono dedicate a tutti coloro che guardano l’Italia dalla parte giusta, quella verde dei prati e dei boschi, quella azzurra del mare o blu del cielo di una notte; quella rosa delle pareti di granito e anche, perché no, quella grigia delle pietre di borghi sopiti. Un caleidoscopio di mete, che stimola i sensi e che invoglia a muoversi adagio, a entrare in sintonia con la natura inseguendo il proprio desiderio di percepire.

 

L’AUTRICE – Francesca B. Filippi è una storica dell’architettura e pubblicista con la passione per i viaggi, la natura e il cibo genuino. Ha pubblicato diversi titoli sull’architettura internazionale tra Ottocento e Novecento ed è co-founder di Green Travel Experience, startup presso TreataBit (Politecnico di Torino).